“Come posso fare per insegnare l’autostima a mio figlio?” questa è la domanda che molti genitori si fanno quando pensano all’autostima dei bambini che hanno di fronte.

La considerazione che ciascun individuo ha di se stesso è il segreto della felicità. Quando stiamo bene con noi stessi significa che siamo appagati e sentiamo che la nostra vita vale la pena di essere vissuta. E’ per questo motivo che ogni giorno rifletto molto attentamente su come posso insegnare l’autostima ai miei figli .

Si, va bene, ma che vuol dire nella pratica avere autostima e perché è così importante?

Ogni giorno siamo soggetti a stimoli e sollecitazioni ambientali che possono influenzare in maniera più o meno incisiva il nostro equilibrio emotivo: l’ambiente di lavoro, il contesto familiare, il giudizio delle altre persone. L’autostima è importante perché ci aiuta a gestire e sopportare queste sollecitazioni, a “tenere botta” insomma.

Se è vero che l’autostima è importante per noi adulti, lo è ancor di più per i bambini che sono più suscettibili a questi stimoli. Essi non hanno l’esperienza di vita che abbiamo noi grandi; dal momento in cui escono dal contesto familiare, in cui si sentono protetti e al sicuro, andranno verso il confronto con altri bambini e adulti.

Noi genitori non possiamo proteggerli da questi conflitti: ci sarà sempre un  compagno di scuola che prenderà in giro il nostro bambino o che lo farà sentire inadeguato; questo fa parte, in un certo senso, della vita. Quello che però possiamo fare è aiutare i nostri figli a sviluppare un proprio sistema di giudizio che li aiuti a saper gestire queste situazioni. Alla base di tutto c’è l’autostima dei bambini e la fiducia in loro stessi.

 

L’autostima nei bambini

L’autostima è il processo soggettivo che porta l’individuo a valutare ed apprezzare se stesso e il proprio valore. Nel corso degli anni diversi psicologi hanno studiato il concetto di autostima; William James ad esempio ha definito l’autostima come il rapporto che c’è tra il sé percepito e il sé ideale.

Il sé percepito è come vediamo noi stessi mentre il sé ideale è come vorremmo essere. Il rapporto tra i due determina il livello di autostima: se il sé percepito è in difetto rispetto al sé ideale allora significa che si ha una bassa autostima; viceversa si ha una autostima eccessiva che può sfociare nella presunzione e nell’arroganza.

Più il sé percepito è vicino a quello ideale, migliore è lo stato d’animo e migliore è l’autostima; più sono distanti, peggiore è l’umore.

Il tema dell’autostima potrebbe sembrare banale e scontato. Tuttavia non è così, infatti sembra che ci sia una correlazione tra l’autostima e la depressione.

 

Autostima e depressione

La depressione è una patologia, un disturbo psicologico invalidante; secondo uno studio sulla depressione condotto dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si stima che a livello globale, oltre 300 milioni di persone di tutte le età soffrono di depressione e che oggi è la principale causa di disabilità in tutto il mondo.

La ricerca evidenzia inoltre che le donne soffrono maggiormente di depressione rispetto agli uomini e che, ahimè, nei casi più estremi può portare a gesti estremi come il suicidio.

L’università di Basilea ha studiato la correlazione tra i due fenomeni, ossia la bassa autostima e la depressione, teorizzando due modelli ben precisi:

  1. Modello della vulnerabilità: secondo questo modello chi ha un’autostima bassa è più vulnerabile perché ha una scarsa resilienza e perché mette più in evidenza gli elementi negativi rispetto a quelli positivi. Questo studio, dunque, tende a sottolineare che è principalmente la bassa autostima ad aumentare il rischio di soffrire di depressione.
  2. Modello della cicatrice: secondo questo modello è la depressione a causare un’autostima bassa. In questo caso, alle gravi conseguenze di questo disturbo dell’umore come apatia, stanchezza, pensieri suicidi o tristezza, si aggiunge anche una diminuzione del livello della propria autostima.

Gli studi sottolineano che è più probabile che si presenti il modello di vulnerabilità: soffrire di autostima bassa, infatti, causa l’aumento delle probabilità di soffrire di depressione e di molti altri disturbi psicologici.

Aiutare l’autostima dei bambini a crescere farà dei vostri  figli dell persone più sicure delle proprie capacità e li aiuterà a vincere le sfide della vita e ad essere più resilienti.

 

Autostima e Resilienza

La resilienza in psicologia è definita come l’attitudine a far fronte alle situazioni negative in maniera efficace, raggiungendo anche risultati importanti. Una persona resiliente ha, quindi, la grande capacità di saper trovare dentro di sé le risorse per superare i traumi e i momenti difficili in maniera positiva.

I bambini sono per loro natura resilienti: essi hanno la grande capacità di superare traumi che per noi adulti sembrano insormontabili; anche nei momenti più difficili trovano sempre lo spazio per il gioco e per un sorriso. Questo è un grande insegnamento che ci danno quotidianamente e lo trovo di ispirazione.

A mio avviso noi dobbiamo aiutarli a mantenere viva questa loro preziosa capacità coltivando la loro autostima giorno dopo giorno.

Quindi cosa devo fare?

Prima di tutto dobbiamo capire come si sviluppa l’autostima nei bambini.

 

Quali sono le fasi dell’autostima nei bambini

Il periodo di vita che va da 0 a 6 anni è considerato dagli psicologi fondamentale per lo sviluppo della personalità. L’autostima inizia a formarsi fin dai primi anni di vita ed assume nel tempo significati diversi a seconda dell’età.

0 – 2 anni

Fino ai due anni si parla di accudimento amorevole. Il bambino si sente al sicuro e bene con se stesso quando i genitori si prendono cura delle sue necessità che vanno dalla fame al bisogno di contatto fisico. Le coccole, gli abbracci, il voler dormire nel lettone di mamma e papà sono, per il bambino, motivo di gratificazione. D’altro canto il rifiuto da parte dei genitori di concedere al piccolo queste cose rappresenta per il bimbo un turbamento importante.

 

2 – 4 anni

Dai due anni il bambino inizia a ostentare la voglia di indipendenza che si manifesta nel voler padroneggiare gli oggetti e i movimenti. Tutto quello che dà un senso alla propria forza e alla propria presenza lo gratifica. Il voler camminare da solo senza dare la manina ai genitori, il voler fare tutto quello che fanno i genitori e provare le proprie capacità sono le prime dimostrazioni di personalità.

Tutto ciò, unito a quanto sviluppato in precedenza, costituisce le basi dell’autostima dei bambini.

 

Dai 4 anni in poi

Il bambino inizia a maturare pensieri più articolati su se stesso e su come vorrebbe essere. L’asilo è un momento importante perché inizia a confrontarsi con gli altri bambini e proprio grazie a questo confronto, a questa dialettica, inizia a sviluppare l’immagine che ha di sé; nasce in questo momento la prima discrepanza tra il suo io percepito e il suo io ideale.

Come crescere l’autostima nei bambini

Se siete arrivati fin qui nella lettura avrete ormai capito quanto sia fondamentale coltivare in noi stessi e nei nostri figli una sana autostima. Ma come fare?

Beh prima di tutto una precisazione: non esiste una formula magica per infondere autostima in noi stessi e negli altri. L’autostima che ognuno di noi ha è il frutto delle nostre conoscenze, delle influenze ambientali, della nostra esperienza vissuta. L’autostima e la fiducia in se stessi non si insegna dall’oggi al domani ma va coltivata giorno per giorno con piccoli gesti e attenzioni.

 

Avere stima in noi stessi

Noi genitori siamo il punto di riferimento dei nostri figli. Siamo il loro faro, la loro fonte di ispirazione primaria. Ci imitano nelle parole e nei gesti. Quindi è importante, se vogliamo che in nostri figli abbiano fiducia in se stessi, che ci vedano come persone che a loro volta hanno fiducia in loro stesse.

Quindi il mio consiglio è di lavorare anche su noi stessi per migliorare come persone e come genitori. Il tema della crescita personale è molto interessante; se siete interessati, vi consiglio uno dei blog di riferimento in Italia: https://www.efficacemente.com/

 

Accettare i nostri figli

Accettare i nostri figli per quello che sono, con i loro limiti, significa legittimare la loro esistenza. Quindi non obbligateli a vivere le vostre vite e le vostre passioni ma ascoltateli e coltivate le loro passioni, qualunque esse siano. Non derideteli né giudicateli per ciò che amano così come non vorreste essere voi stessi derisi dalle altre persone.

Non costringeteli ad essere quello che non sono, piuttosto aiutateli a tirare fuori il proprio io e le proprie potenzialità. Se riusciamo a valorizzarli allora saranno più sicuri di sé e avranno una maggiore autostima perché non avranno sensi di colpa nel fare quello che piace a loro anziché quello che piace a noi genitori.

Ricordate che loro vivono per dimostrarvi quello che sanno fare e non vorranno mai deludervi: non dategli modo di pensare questo e aiuterete ad aumentare l’autostima dei bambini!

 

Sviluppate il loro sistema di giudizio

I bambini sono fortemente influenzati dal giudizio degli altri, in primis da quello dei compagni di scuola o asilo. Arriverà sicuramente il momento in cui verranno da voi dicendovi che quel compagno di scuola lo ha preso in giro per qualche motivo. In quelle situazioni non limitatevi a rassicurare il bimbo ma incalzatelo con domande del tipo “tu cosa ne pensi?”, “Sei d’accordo”, “Cosa è importante per te?”.

In questo modo lo aiuterete a sviluppare il loro personale sistema di giudizio che li aiuterà a difendersi dal giudizio delle altre persone e a dare più importanza alla propria voce interiore.

Instaurare una sana comunicazione

Imparate a capire il linguaggio dei bambini e, sopratutto, imparate ad ascoltarli. I bambini hanno bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione ed è importante che non si sentano trascurati. Vi vogliono raccontare le loro avventure, vi chiamano incessantemente ogni dieci minuti e vogliono sempre avervi al loro fianco durante i giochi: cercate di dedicare loro un pò del vostro tempo. Quando i bambini si sentono capiti e amati sono più felici e sicuri di sé.

Leggi anche: ascoltare i figli è importante.

D’altro canto cercate di non essere iperprotettivi. Se soffocate il bambino e decidete sempre per lui (perché così è meglio, penserete voi) rischiate di soffocare la sua personalità e non gli permetterete di sviluppare le sue personali capacità di risoluzione dei problemi.

Abbiate fiducia in loro

Non spianate  sempre la strada ai vostri bambini ma permettete loro di fare le loro esperienza e, perché no, concedetegli di sbagliare senza drammi o sensi di colpa. Piuttosto che risolvere i loro problemi, aiutate i bambini a trovare una soluzione e a sperimentare come risolvere positivamente le situazioni spiacevoli; insegnate loro ad essere resilienti.

Usare espressioni come “vieni, ti faccio vedere” oppure “prova a fare così”  è un modo semplice per mettere in pratica questo metodo. Dobbiamo convincere noi stessi ed i nostri bambini che ognuno di noi ha tutte le potenzialità per riuscire in quello che vuole.

 

Non giudicateli, attribuite la responsabilità dell’errore ad un atteggiamento e non al bambino

Quando rimproverate i bambini, evitate di etichettarli per qualcosa di sbagliato. Faccio un esempio: immaginate di entrare nella loro stanza e di trovarla completamente in disordine; una reazione tipica potrebbe essere quella di dire al bambino “sei proprio disordinato!”. Esprimendoci in questo modo puntiamo l’attenzione sul bambino stesso e mandiamo un messaggio sbagliato perché etichettiamo il bambino con un aggettivo negativo.

Invece sarebbe più opportuno puntare l’attenzione sul vero problema, ossia il fatto che la stanza è in disordine, non credete?  Esprimetevi con frasi del tipo “com’è disordinata questa stanza, metti a posto prima di cena!”; facendo così spostiamo l’attenzione sul fatto che “sbagliato” è mettere in disordine la stanza e, allo stesso tempo, offriamo al bambino un modo per risolvere la situazione ossia mettere in ordine.

Accogliamo il loro dispiacere e non soffochiamolo

Quando i bambini soffrono per qualcosa la nostra tentazione è quella di ripristinare il più velocemente possibile un clima di serenità come se non fosse successo nulla con frasi del tipo “non è successo nulla”, “che problema c’è?”, “non fa niente”, “non arrabbiarti”, senza però dare il giusto peso al motivo che ha fatto dispiacere il bambino.

Chiamo questo atteggiamento la sindrome del pompiere. Il bambino arrabbiato o disperato per qualche motivo è come un incendio e la nostra unica preoccupazione in questi momenti è cercare di spegnere il prima possibile il fuoco per tornare ad una situazione di normalità, come se non fosse successo nulla. Poco importano le ragioni che hanno causato l’incendio: il nostro obiettivo è limitare i danni.

Facendo così evitiamo di bruciare però se non indaghiamo sulla causa del fuoco, non risolviamo il vero problema: perché nostro figlio è arrabbiato? Ha dei validi motivi? Se si, quali sono questi motivi?

Questo atteggiamento è del tutto normale perché vogliamo tranquillizzarlo e rasserenarlo. Il rischio è quello di non permettere al bambino di esprimere il proprio disagio con le sue parole.

Provate, invece, ad accogliere il loro dolore e la loro frustrazione. Usate frasi del tipo “si, ti capisco”, “hai ragione, è giusto quello che ti è successo”. In questo modo non solo si sentirà consolato ma anche capito e saprà che potrà trovare in voi qualcuno con cui aprirsi.

Un bambino insicuro imparerà ad aprirsi se avrà accanto persone, adulte e coetanei, che credono in lui.

Credere nei loro sogni

Non sottovalutate i desideri dei vostri figli, anche se possono sembrano difficili da esaudirsi. Dovete sostenerli ed incoraggiarli. Inoltre evitate di rispondere ai loro insuccessi con atteggiamenti di insofferenza o umilianti. Come voi, anche loro hanno il diritto di sbagliare e di riprovare.

Quando li incoraggiate e fate il tifo per loro aiutate l’autostima dei bambini a crescere!

Reazioni come non considerare il bambino, isolarlo, sbuffare, non sono educative e rischiano solo di aumentare la loro frustrazione e disagio,

 

Cosa non fare

Non correggere i bambini quando giocano, fanno un disegno o compiono un’attività creativa. Sopratutto se sono impegnati con i colori o il pongo, lasciateli sporcare o fare pasticci come credono. Le attività manuali sono importantissime per i bambini perché permettono loro di esercitare la manualità e sviluppare la fantasia. Se non volete che sporchino casa organizzatevi affinché non ci sia il rischio che ciò accada.

Non dare al bambino compiti poco chiari, generici o inadeguati alla sua età. Quando gli chiedete qualcosa siate certi che abbia le capacità per portare a termine quello che avete chiesto. Per il bambino sarà molto gratificato quando avrà fatto un lavoretto per il babbo o la mamma. D’altro canto si sentirà frustrato se non è stato in grado.

Evitate assolutamente di umiliarlo in pubblico. Se è vero che otterreste il vostro obiettivo, ossia quello di calmarlo se magari sta facendo qualche capriccio, allo stesso tempo rischiate di distruggere la sua autostima e metterlo in imbarazzo. In queste situazioni è più indicato che lo rimproveriate in disparte.

Evitate di metterlo in confronto con altri bambini, coetanei o fratelli. Anche se meno esplicita della precedente, è sempre una forma di umiliazione che non fa bene al bambino.

 

Vado bene così come sono!

Questa è la convinzione che ciascun bambino deve avere di se stesso.

 

Vi consiglio un libro molto carino per insegnare l’autostima ai vostri figli: Storia della Buonanotte per Bambine Ribelli

ACQUISTA SU AMAZON