Ho sempre pensato che essere un bravo padre significhi crescere bambini felici. Desidero proteggere i miei figli dai problemi, dalle ansie e da quella sensazione di inadeguatezza che ciascuno di noi ha provato almeno una volta nella propria vita.

Cosa vuol dire crescere bambini felici?

Tutti noi abbiamo sperimentato quanto sia fugace la felicità e sappiamo che non può essere insegnata; se fossimo veramente in grado di rivelare la felicità, vorrebbe dire che avremmo trovato la ricetta per risolvere tutti i problemi del mondo. Sappiamo che purtroppo questo non è possibile.

Ci hanno insegnato che la felicità va guadagnata con il lavoro e il sacrificio per essere veramente apprezzata e può nascere solo dentro ciascuno di noi.

L’espressione crescere bambini felici, vista da questo punto di vista, sembra qualcosa senza senso, un’assurdità.

 

Cosa significa crescere bambini felici

Quando hai di fronte la piccola creatura che hai messo al mondo hai un solo pensiero che ripeti a te stesso ogni giorno come un mantra: non commettere i miei stessi errori e vivi la tua vita pienamente.

La società odierna ci impone valori come la produttività, il successo e l’essere i primi in tutto; su questa scala di ideali e convinzioni ruotano molte delle scelte educative e formative che facciamo ogni giorno.

E’ forse questo il segreto della felicità? Avere successo nella vita e raggiungere gli obiettivi che ci insegnano?

Crediamo di essere genitori migliori solo se insegniamo qualcosa ai nostri figli e se li teniamo impegnati in qualche attività che possa dare loro un vantaggio competitivo. Proviamo soddisfazione nel vederli avere successo e ci sentiamo intimamente orgogliosi se primeggiano sugli altri.

Vedere nostro figlio che a 10 mesi inizia già a camminare oppure sa contare ci riempie di orgoglio; d’altro canto un piccolo ritardo di qualche mese nell’apprendimento di queste capacità ci mette in situazioni di crisi spesso ingiustificate.

Tutto questo è comprensibile perché ora i bambini sono il fulcro della nostra vita e vorremmo il meglio per loro: vederli felici ci fa sentire genitori migliori.

 

Crescere bambini felici per sentirsi genitori perfetti

Redditività, produttività, successo a tutti i costi. Il bisogno di dare ai bambini qualcosa che possa servire a raggiungere un qualche vantaggio competitivo diventa per noi genitori quasi inevitabile; se non riusciamo a fare ciò ci sentiamo inadeguati.

La noia e il tempo libero non sono visti di buon occhio e vanno assolutamente riempiti con qualche attività formativa: il diritto alla noia non è più un diritto, piuttosto viene percepito come qualcosa di sbagliato.

Il gioco, inteso come momento di libertà in cui il bambino può fare quello che vuole, viene considerato una perdita di tempo, un esercizio che non porta vantaggi.

Iscriviamo i bambini a 2 o 3 attività settimanali cercando di riempire il più possibile il loro tempo libero convinti che stiamo facendo qualcosa di giusto per loro.

Mi chiedo se alla fine questa frenesia non serva di più a noi genitori che dobbiamo soddisfare il nostro bisogno di avere conferme e sentirci bravi genitori. Dobbiamo dimostrare al mondo che stiamo facendo il possibile per i nostri bambini.

I genitori devono essere affidabili, non perfetti. I figli devono essere felici, non farci felici. (Madre Teresa di Calcutta)

 

Il gioco libero per crescere bambini felici

E’ con questo pensiero che voglio riflettere su quanto ci sia di giusto in questo atteggiamento. Certo, coinvolgere i bambini in attività di vario genere come lo sport o la musica è ovviamente qualcosa di positivo. Io stesso da bambino ricordo l’entusiasmo che provavo quando giocavo nella squadra di calcio del paese oppure quando seguivo i corsi in piscina.

Ricordo anche, tuttavia, quanto mi piacesse giocare con i miei amici e compagni di scuola. Riempire le giornate dei bambini con decine di attività da fare può essere stressante e, come vedremo tra poco, non costruttivo. Il gioco, non inteso come sport o in generale come attività programmata, ma come momento di libero svago è un passaggio fondamentale nello sviluppo dei bambini.

Come sosteneva Aristotele, la virtù è nel mezzo ovvero nel trovare il giusto equilibrio nelle cose.

Ma perché è importante garantire ai bambini il gioco in libertà? Semplice, il gioco in libertà (e pongo l’accento sulla parola libertà) insegna ai bambini ad essere meno ansiosi e più resilienti.

 

La resilienza e il gioco

Le resilienza è, in psicologia, la capacità di una persona di affrontare e superare un periodo di difficoltà o un momento difficile. Essere persone resilienti significa avere la capacità di risollevarsi da terra quando ci sentiamo abbattuti. Ci permette di trovare dentro di noi la forza per superare le difficoltà.

E’  importante insegnare ai nostri bambini la resilienza perché, come spiego in questo articolo, è fondamentale per sviluppare la loro autostima e fiducia in sé stessi. Non bisogna concentrarsi solo sull’istruzione e sullo sport ma sul bambino nella sua interezza e sviluppare, quindi, il luogo di controllo interno ovvero la bussola che li può guidare nella vita.

Molto spesso ci preoccupiamo di insegnare ai bambini a leggere o contare ma non diamo la giusta importanza a  competenze come saper gestire lo stress, essere in grado di farsi degli amici e saper comunicare.

Queste abilità non possono essere insegnate ma vanno acquisite e coltivate nel tempo.

E’ curioso come in ambito lavorativo molto spesso questo tipo di capacità, denominate soft skills, siano molto più apprezzate rispetto ad altre competenze più specifiche e verticali legate alla particolare professione.

Il gioco è il modo naturale affinché questo avvenga.

 

Il luogo di controllo, la bussola che ci guida nella vita

L’espressione luogo di controllo fu ideata per la prima volta dallo psicologo statunitense Julian B. Rotter nel 1954 ed indica la percezione del controllo degli eventi che ciascuna persona possiede. E’ il modo in cui interpretiamo le cose, sia positive che negative, che accadono nella nostra vita.

Quando qualcuno di noi interpreta i fatti e gli avvenimenti della propria vita attribuendoli a cause indipendenti dalla propria volontà, si parla di luogo di controllo esterno; al contrario, se la pensiamo che la responsabilità sia delle nostre capacità e dalle nostre azioni, parliamo di luogo di controllo interno.

Una persona che sviluppa il luogo di controllo interno crede nelle proprie capacità di controllare gli eventi.

Si usano in questi casi espressioni come “avere il controllo della propria vita”: è una immagine che rende molto bene l’idea e che piace molto. Non a caso è questo quello che pensiamo quando ci troviamo di fronte qualcuno che attribuisce i propri successi o insuccessi a fattori dipendenti dalle proprie abilità, volontà e capacità.

Una persona che sviluppa il luogo di controllo esterno crede intimamente che gli eventi della propria vita, come i successi o i fallimenti non siano il risultato diretto delle proprie azioni, quanto piuttosto il frutto di fattori esterni quali la fortuna o il destino.

Il modo in cui interpretiamo gli eventi della nostra vita è direttamente collegato alla sfera emozionale e motivazionale. Lasciare ai bambini il loro spazio e rispettare la loro zona di sviluppo prossimale significa stimolare le loro capacità naturali e la fiducia nel proprio luogo di controllo interno.

 

Lasciate che i bambini facciano le proprie esperienze

La zona di sviluppo prossimale,  concetto sviluppato da Lev Vygotskij, spiega il meccanismo di apprendimento di un bambino quando viene aiutato dagli altri.

È la distanza che esiste tra lo sviluppo attuale, le cose che un bambino sa fare, rispetto allo sviluppo potenziale che può essere raggiunto con l’aiuto degli adulti.

L’educatore dovrebbe porre al bambino un problema di una difficoltà che sia leggermente superiore alle sue capacità ma comunque gestibile rimanendo all’interno della zona di sviluppo prossimale e lasciare che sia poi il bambino stesso a trovare la soluzione.

Quando il bambino riuscirà da solo a risolvere il problema avrà ampliato la propria zona di sviluppo attuale e tracciato i confini di una nuova zona di sviluppo prossimale.

Nessuno sta dicendo di abbandonare i bambini a se stessi tra le difficoltà; se vi rendete conto che c’è bisogno del vostro intervento, non abbiate il timore di aiutare.

Rispettare la zona di sviluppo prossimale significa, in parole povere, far sì che i bambini facciano le proprie esperienze.

Solo così potranno sentirsi responsabili delle proprie sfide, successi e fallimenti. I bambini che vengono spinti troppo o trattenuti eccessivamente sentiranno di non dominare i propri progressi sviluppando così un luogo di controllo esterno.

Noi genitori dobbiamo maturare con l’esperienza la capacità di capire dove si trova quel confine sottile tra l’essere d’aiuto e lasciar fare da soli.

 

I primi passi di un bambino

Quando un bambino impara a muovere i suoi primi passi passa dalla fase in cui deve essere sorretto al momento in cui ha bisogno della mano di un adulto per essere guidato.

Ci sarà un momento in cui sarà lui a decidere dove vuole andare, tuttavia avrà bisogno della nostra mano per sentirsi più sicuro. Quando capirà che può farcela da solo lascerà la nostra mano ed andrà finalmente per la sua strada. Inciamperà e cadrà ma non preoccupatevi, si rialzerà e ricomincerà a camminare.

Noi non dobbiamo né forzare né reprimere questo processo. La tentazione di noi genitori è quella di proteggere a tutti i costi i nostri figli dallo stress, costruire la loro fiducia in se stessi e farli sentire speciali in ogni momento. Questo è un desiderio comprensibile, tuttavia non sarà così che aiuteremo i nostri figli ad essere persone felici.

Aiutiamoli piuttosto ad imparare a rialzarsi

Aiutare un bambino muovere i suoi primi passi è la metafora della vita di noi genitori: dal momento in cui i bambini nascono diventano il fulcro di tutti i nostri sforzi; sacrifichiamo volentieri tutto il nostro tempo per vederli muovere i loro primi passi, quegli stessi passi che li porteranno sempre più lontano da noi.

Quando i genitori fanno troppo per i figli, va a finire che i figli non faranno abbastanza per loro stessi. (Elbert Green Hubbard)

 

Il gioco libero e la reazione di “attacco o fuga”

Che relazione esiste tra gioco e autostima del bambino? Come può il gioco libero aiutare i bambini ad essere più resilienti e a sviluppare un luogo di controllo interno?

Cerchiamo di capire capire perché il gioco è importante per crescere bambini felici.

Per rispondere a queste domande ci viene in aiuto la scienza. Pensiamo ad alcuni dei giochi preferiti dai bambini come il semplice rincorrersi al parco oppure il classico nascondino. In queste attività i bambini sperimentano un istinto molto importante per la sopravvivenza che vediamo anche nei cuccioli degli animali: l’attacco e la fuga.

La reazione di attacco o fuga, chiamata anche fight-or-flight response, sperimentata in questo tipo di giochi attiva gli stessi percorsi neurochimici dello stress: quando avvertiamo un’ imminente situazione di pericolo e stress il cervello rilascia ormoni come l’adrenalina e il cortisolo che hanno l’obiettivo da dare al corpo tutta l’energia ed il vigore necessari per combattere o scappare.

Sono meccanismi naturali affascinanti che sono stati affinati in migliaia di anni di evoluzione; essi permettono di gestire una situazione di pericolo come l’attacco di un predatore oppure soddisfare i propri bisogni come la caccia di una preda.

Il bambino che gioca a nascondino o rincorre i propri amici sta inconsapevolmente esercitando il proprio cervello nella gestione delle situazioni di stress. Anche i cuccioli di animale, come avrete sicuramente visto in qualche documentario, giocano simulando una lotta.

 

Le strategie di coping

Avete mai notato come i bambini amano mettersi in situazioni volutamente difficili arrampicandosi su una sedia da cui sarà poi difficile scendere, dondolandosi da una sbarra oppure saltando da altezze considerevoli?

Anche in questo caso stanno inconsapevolmente allenando la propria mente, applicando delle strategie di coping: sperimentano volutamente situazioni potenzialmente pericolose per sviluppare le capacità di gestione dello stress e conflitto ed affrontare le difficoltà ambientali.

I bambini in questo modo riescono a mettersi alla prova e prendono consapevolezza dei propri limiti. Conoscendo le proprie vulnerabilità affinano quelle strategie che li aiuteranno ad affrontare i problemi della vita.

Lasciamo che i nostri bimbi possano sperimentare con il proprio corpo e con la propria mente il mondo che li circonda, senza metterli in situazioni pericolose o dannose.

 

Il gioco sociale

Se c’è una cosa che i bambini amano più del gioco è il gioco in gruppo, lo sappiamo benissimo. Non dobbiamo avere il timore di permettere loro di farlo.

Portateli in un parco o in una piazza frequentata da bambini anche se non li conoscete. Non passeranno pochi minuti che li vedrete fare amicizia e se così non fosse non preoccupatevi, lasciate che si adattino con i loro tempi.

Il gioco sociale è fondamentale per i bambini perché innesca dei meccanismi interessanti.

Quando un bambino gioca da solo assume un ruolo decisamente auto-referenziale con le proprie regole e i propri ritmi molto “personali”. Invece quando gioca in gruppo deve imparare a negoziare delle regole e deve tenere conto dello stato emotivo dei compagni per evitare che qualcuno si arrabbi e se ne vada.

Se troppi giocatori abbandonano, il gioco finisce; i bambini vogliono giocare insieme e per fare ciò devono affinare le proprie capacità relazionali come il saper ascoltare e provare empatia.

I giochi dei bambini non sono giochi, e bisogna considerarli come le loro azioni più serie” (Michel de Montaigne)