Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di smart working. In questo articolo vi spiegherò cos’è e perché è un modo efficace  per migliorare la qualità della nostra vita.

 

Conciliare vita e lavoro, la sfida di tutti i giorni

Se avete letto il nostro articolo su come trovare il tempo libero quando si hanno figli ricorderete che una delle tecniche, a mio avviso tra le più efficaci, che ci può aiutare a guadagnare da subito del tempo prezioso, è proprio lo smart working.

Prima di spiegare bene cosa sia vorrei che riflettiate cinque minuti su quanto sto per dirvi: secondo un’indagine condotta da UnipolSai e riportata in questo articolo, in media ogni italiano passa circa un’ora e mezza in auto ogni giorno, tipicamente  per andare e tornare dal lavoro. Se consideriamo un lavoro di 5 giorni a settimana, moltiplicato per 300 giorni di lavoro circa arriviamo ad avere che annualmente ciascuno di noi passa circa 20 giorni all’anno in auto.

Non so voi. Io, quando mi sono reso conto di questo numero, ho fatto un salto dalla sedia: ogni anno della mia vita passo 20 giorni in auto spostandomi da casa in ufficio e viceversa! Ma cosa potrei fare in quei 20 giorni?

Se anche voi non siete rimasti indifferenti a ciò, vi consiglio di continuare nella lettura. Vi spiegherò perchè  lo smart working può renderci più felici.

Cos’è lo smart working e come funziona

Lo smart working è definito nell’ordinamento italiano come una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Cosa significa? In pratica è una modalità di esecuzione del lavoro che non prevede l’obbligo da parte del dipendente di essere fisicamente presente nel luogo di lavoro prestabilito. Inoltre garantisce flessibilità di orario e, in generale, propone autonomia nelle modalità di lavoro a fronte del raggiungimento dei risultati.

Un esempio pratico consiste nella possibilità  di lavorare da casa garantendo al proprio datore di lavoro i risultati richiesti senza essere obbligati a garantire orari fissi.

E’ chiaro che non è sempre applicabile;  ad esempio nei casi di lavoro manuale è necessaria la presenza fisica della persona sul posto di lavoro. Allo stesso tempo ci sono moltissime professioni che per la loro natura sono meglio predisposte ad essere svolte con questa modalità.

Sicuramente ciò è possibile grazie agli strumenti che oggi la tecnologia ci mette a disposizione: molte delle professioni da ufficio possono essere tranquillamente svolte da casa con un pc e una connessione internet.

Perché lo smart working non è ancora diffuso?

Questa grande opportunità che abbiamo è qualcosa che fino a pochi anni fa era assolutamente impensabile e riservata a pochissimi settori; invece oggi è sicuramente più semplice da adottare.

Ma allora perché c’è ancora molta resistenza da parte delle aziende nel concedere questa possibilità laddove ce ne sarebbe modo? I motivi sono molteplici, molti di carattere culturale. Un esempio è la paura del dipendente fannullone che se ne sta a casa oziando senza svolgere il lavoro per cui verrebbe pagato.

Tuttavia mi chiedo se questo timore, sicuramente legittimo, ha un reale fondamento. Mi spiego meglio: il dipendente fannullone lo è di meno in ufficio quando ha la possibilità di distrarsi in centinaia di modi diversi tra cellulare,internet, ecc? Secondo me non è così scontato.

Quindi significa che va concesso sempre? No, è ovvio. Alla base di tutto ci deve essere un rapporto di fiducia tra l’azienda ed il lavoratore che devono vedere lo smart working come un modo per bilanciare la vita e il lavoro.

Perché lo smart working aiuta il benessere della persona e della famiglia?

Come spiegavo nell’articolo su come trovare il tempo libero quando si hanno figli, lo smart working è sicuramente una delle strategie più efficaci per recuperare tempo prezioso per dedicarsi ai propri figli o alle proprie passioni.

Immaginate cosa potreste fare in quell’ora e mezza che non avete dovuto passare in auto fermi al semaforo. Potreste leggere un libro, andare in palestra, portare i bambini al parco.

Inoltre può migliorare la qualità della nostra vita sotto diversi punti di vista: accumuleremmo meno stress e quindi meno frustrazione.

Ci sarebbero meno auto che viaggiano sulle strade e quindi meno inquinamento.

Potremmo conciliare meglio la nostra vita privata con quella professionale: immaginate quante volte avete dovuto prendere un permesso per portare il bimbo dal pediatra o per fare una commissione. In un regime di smart working potreste gestire in maniera autonoma i vostri tempi e quindi avreste la possibilità di organizzare al meglio la vostra giornata.

Se ci viene data la possibilista di bilanciare al meglio la vita professionale e quella privata migliora la qualità della nostra vita e delle persone che ci sono vicine.

 

Perché lo smart working aiuta le imprese?

Adottare questo modello è, per le imprese, un cambiamento significativo che però non è a solo beneficio del dipendente ma anche dell’azienda stessa!

Come suggerisce un indagine condotta Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano alcuni vantaggi diretti sono sicuramente l’ottimizzazione degli spazi e delle risorse. Se il dipendente può lavorare da casa, significa che l’impresa non deve necessariamente garantire uffici e spazi adibiti con un evidente riduzione dei costi per affitti, riscaldamento e manutenzione.

Altri vantaggi sono la riduzione dell’assenteismo e l’aumento della produttività: se il dipendente migliora la qualità della propria vita sarà sicuramente più motivato nel proprio lavoro.

 

Lo smart working in Italia

Sempre secondo le indagini svolte dall’Osservatorio Smart Working, in Italia l’adozione dello smart working inizia ad essere una realtà sempre più consolidata nelle grandi aziende: nel 2018 gli smart worker sono ormai 480mila, in crescita del 20%.

Tuttavia non si é ancora  affermato nella realtà della piccola e media impresa (PMI) che, in Italia, rappresenta la maggior parte del tessuto imprenditoriale.

La legge di bilancio 2019 ha stabilito che le aziende che adotteranno lo smart working dovranno dare la precedenza alle domande presentate dalle lavoratrici nei tre anni dopo il congedo di maternità e ai lavoratori che hanno figli disabili. Questo è sicuramente un passo importante verso l’adozione di questo modello di lavoro.

 

E voi, cosa ne pensate? Se anche voi come me credete che questo modello di lavoro sia utile per migliorare la nostra vita, condividi questo messaggio! Ricorda, il tempo che perdiamo oggi non ci verrà restituito, quindi difendiamolo e sfruttiamolo per noi stessi!

Alla prossima!